Hind e il suo Modest Fashion: cronaca di un successo

-di Cinzia Aicha Rodolfi

Si chiama Hind. Hind Lafram, una giovanissima 23enne che al ‘Torino Fashion Week’ di luglio 2017 ha riscosso un grande successo e si è aggiudicata il primo posto nell’offerta di abbigliamento per le musulmane italiane, e non solo.

Nostra ospite oggi è Hind, una giovane stylist che con una linea modest fashion è riuscita a sbancare nell’ultima edizione del Torino Fashion Show. Chissà quanti addetti ai lavori, ben più maturi, sono rimasti sbigottiti dalla capacità di Hind, di far sfilare una collezione total look, pensata e realizzata in pochissimi mesi, con una filosofia innovativa ben precisa e consapevole, ed una importante visione degna di una grande stilista.

Uscita dalla scuola di stilismo solo 2 anni fa, Hind ha frequentato il suo primo stage meno di 1 anno fa, bruciando qualsiasi record e prospettiva di carriera, il suo brand è l’unica offerta di capi Modest Fashion, veramente indossabili in occidente, persino dalla esigente e sobria donna italiana. Gli abiti di Hind sembrano essere davvero i primi capi creati appositamente per le donne musulmane che amano quel gusto prettamente figlio di Giorgio Armani, per intenderci. I suoi ‘outfit’ sono il primo passo verso una grande vittoria sociale delle donne musulmane che vivono in occidente, e non solo.

C’è davvero tanto altro da dire per spiegare il motivo della giusta celebrazione di questo giovanissimo brand. Verdejennah invita le sue lettrici a volerlo comprendere ascoltando le parole della stilista in questa esaustiva intervista.

Hind ci racconta e ci spiega la sua passione, la grande e importante visione ed il suo obiettivo professionale. Arrivata in Italia quando aveva 3 anni, cresciuta a Torino, si diploma nel 2015 in una scuola di moda; scelta decisamente azzeccata, dopo aver frequentato per sbaglio 2 anni di ragioneria:

“Disegnavo vestiti per una improbabile Lady Gaga durante l’ora di economia, e pensavo che solo una donna così stravagante avrebbe potuto indossare i miei abiti pieni di punte. Lo stile che prediligevo era qualcosa di molto tecnologico, i colori erano forti, le linee talmente difficili che forse solo una come lei avrebbe compreso e scelto le mie creazioni. Non mi interessava la sua musica, ma il suo coraggio di vestirsi in maniera così tanto originale, mantenere uno stile unico, innovativo e controcorrente, era fonte di ispirazione.
Sapevo in cuor mio che anche io sarei stata un giorno coraggiosa e avrei voluto affermare con determinazione i miei gusti, seppur in un contesto decisamente diverso.
Invero oggi la mia collezione è qualcosa di completamente differente, ma quel primo periodo creativo è stato un imprinting psicologico e motivante che mi ha positivamente segnato.”

“Hind quale è stato il tuo primo abito realizzato che ti ha dato tanta soddisfazione?”

“Il primo abito è stata una vera benedizione; l’ho realizzato durante una estate caldissima di 3 o 4 anni fa.
Avevo talmente tanto caldo che non riuscivo ad affrontare l’idea di dovermi vestire, con abiti non adatti; indumenti che cercavo di adattare ai precetti islamici, che infine risultavano vere e proprie bruttissime saune.
Mi rifiutavo di uscire conciata in quella maniera e stavo in casa pensando a come risolvere quella soluzione critica.
Cominciai quindi a disegnare, tagliare e poi cucire il famoso abito che divenne poi il mio primo capo che ebbe un grande successo. Mi dispiace che ho perso la foto, fu un vero ‘must have’ per molte amiche e conoscenti.

Ho creato la mia pagina Facebook postando proprio quell’abito estivo realizzato con un jeans freschissimo, con uno stile italiano, ma a manica lunga. Era un’idea innovativa, un indumento nuovo e utile per una donna che indossa il hijab in Italia. Un vestitino semplice, che sviluppava tutte le caratteristiche che noi musulmane velate chiediamo nella stagione calda. Cercai di offrire un’idea di capo unico, lungo, largo, coprente ma leggero e alla moda; da quell’idea nacque una vera e propria filosofia.

Dall’esperienza dei tanti abiti che ho realizzato richiesti dalle musulmane che vivono in Italia, spesso su misura, ho stilato il mio primo ‘business model’. È emerso che c’è sicuramente una grande esigenza di trovare volumi adatti, tessuti non trasparenti, modelli con le maniche lunghe in estate, veli particolari che non esistono. Le esigenze sono molteplici e sono urgenti. Infatti nasce, sempre di più nelle seconde generazioni, il bisogno di comprare abiti con un gusto italiano, per uscire per le strade italiane e vivere in questa società.
Non ci possiamo più accontentare di comprare dalla Turchia, o dal Marocco, ma neanche dall’Indonesia, dove evidentemente il gusto e lo stile di vita sono molto differenti dai nostri. Le musulmane italiane soffrono e si sentono trascurate. Ho voluto cogliere la sfida e farne una missione oltre alla mia professione.
Non esiste oggi un unico ‘brand-shop’ che possa essere un ‘Grande Mondo Modest con gusto italiano’ dove la musulmana possa entrare e trovare veramente tutto ciò che le serve, dal vestito per ogni occasione all’accessorio indispensabile, pensato per lei, per le sue esigenze e per i suoi reali desideri.”

Chiediamo a Hind di tornare indietro e raccontarci del suo ultimo anno ricchissimo di esperienze e illuminazioni.

“Mi sono diplomata nel 2015 e subito l’anno successivo sono andata a fare uno stage nello studio milanese della ‘Web Fashion Accademy’, per un progetto inerente le donne musulmane, il quale non si è concluso, ma sono rimasta comunque a lavorare nell’ufficio stile che ha una direzione legata alla sostenibilità.
Un concetto importante e certamente ‘islam friendly’, che ho avuto modo di approfondire e pensare a come utilizzare proprio nel mio Modest Fashion .
Ogni musulmano dovrebbe sempre pensare alla sostenibilità in ogni ambito e situazione della sua vita, quindi anche un brand di abbigliamento islamico dovrebbe sposarne la filosofia.
Tutto ciò che è sostenibile è anche perfettamente Halal e quindi islamicamente corretto.
Ogni questione riguardante la tracciabilità dei tessuti (dove e come vengono prodotti), della confezione di ogni capo (cioè che non ci sia sfruttamento della manodopera), risulta nell’Islam talmente raccomandata da essere evidente che il contrario diventa un grave peccato.
Purtroppo nel mondo islamico pochissimi invece tengono in considerazione questi fattori e alla fine le donne musulmane anche quelle molto devote, si vestono con abiti che sono l’antitesi di ciò che i precetti islamici ci insegnano. Quando un musulmano nel 2017, che ha tutti gli strumenti per capire da dove arrivano gli abiti che indossa, non pensa a verificarne l’etica, e non sceglie ciò che davvero lo veste in maniera islamicamente corretta, secondo me ha una certa responsabilità. Grazie alla ‘Web Fashion Accademy’ ho compreso che dovremmo tutti quanti fare più attenzione ricercando una provenienza etica e sana di ogni cosa, che compriamo in generale e quindi anche che indossiamo.”

“Quindi una collezione utile e sostenibile, ma le sorprese non sono finite, raccontaci di come hai iniziato a disegnare questa collezione”

“Grazie a Dio, ho cominciato a realizzare la mia prima collezione solo dopo aver registrato il marchio il 1 maggio 2017 e fatto i salti mortali per poter partecipare e presentarla al Torino Fashion Week.
La vetrina è stata straordinaria, non volevo mancare, pensa che il Modest Fashion ha avuto ben 3 giorni interi dedicati, ma in effetti anche di più, all’interno di questa ‘kermess’ di stilisti provenienti da tutto il mondo. Inoltre giocavo in casa, Torino è la mia città.”

“Il tuo abito da sposa blu, è addirittura stato usato dagli organizzatori come simbolo dell’evento, giusto? Parlaci del tuo brand.”

“Verissimo! Il mio Brand è finalmente il primo italiano pensato per le donne musulmane. Ho pensato ad un total look giorno, sera e sport, per servire le mie sorelle nella fede e anche per mandare un messaggio importante e forte di comunicazione.

Abbiamo bisogno di un abbigliamento che ci faccia sentire a nostro agio in ogni situazione, sobrio come solitamente è il gusto italiano, adeguato al contesto e alla moda, cioè perfettamente allineato a tutti gli altri brand italiani. Al tempo stesso abbiamo il desiderio di dire al mondo intero che la donna musulmana non vuole precludersi di lavorare e partecipare alla vita sociale come ogni altra donna. Nemmeno vuole rinunciare a fare sport, partecipare alle varie serate importanti e dover avere per forza un abito con uno stile prettamente arabo o asiatico. I miei abiti da sera che indosseranno le mie coetanee figlie del Marocco, non sono abiti marocchini ma italiani. Potremo scegliere finalmente di vestirci con il gusto del nostro ‘padre adottivo’, perché no?”

“La tua donna è molto sportiva, speri che le donne musulmane diventino finalmente amanti degli sport?”

“Certamente se troveranno abiti adeguati, sarà possibile anche amare di più lo sport. La parte di collezione sportswear pensa alla donna musulmana che fa equitazione, o che ama il nuoto, il tennis o semplicemente esce a correre nel parco qui a Torino, come a New York.
Queste sono tutte scelte anche legate alla ‘Sunnah’ (detti e insegnamenti) del nostro amato Profeta, che consigliava sempre di avere uno stile di vita sano, pro-attivo e amare il nostro corpo aiutandolo con il giusto e costante movimento.”

“Hind hai creato dei modelli solo per la sfilata oppure sono già capi commerciabili? Noi li amiamo, e vorremmo poterli acquistare, come faremo?”

“Certamente i capi presentati non sono stati realizzati esclusivamente per la sfilata, ma saranno tutti riprodotti e commercializzati. Perché la sfilata non è stata pensata come debutto del brand, e nemmeno per far spettacolo, come a volte succede nel mondo della moda. Ho pensato solo a proporre qualcosa che deve diventare una offerta concreta. Ho voluto portare in passerella nella maniera più professionale e sincera, sia la mia filosofia che la mia promessa di vestire in quella stessa maniera le mie clienti.
Su questi capi realizzerò delle varianti di colore e modelli e poi ci sarà tutta una serie allargata di accessori che servono alla donna musulmana per finire il suo outfit.”

“Fantastico, Hind ti sei ispirata ancora a Lady Gaga oppure, scherzi a parte, ci parli della donna alla quale pensi quando decidi cosa vuoi creare?”

“Ah ah ah, veramente no. Dunque la donna alla quale mi ispiro è sostanzialmente una donna musulmana forte, anche in carriera o comunque che lavora ed ha delle esigenze di vestirsi in modo professionale seria sobria ed elegante. E’ una donna carismatica, che si cura e vuole essere anche visibilmente professionale.
Il corpo della donna musulmane è importante per sé stessa, non deve metterlo in mostra, perché lei si copre, ma ama sentirsi femminile anche solo per sé stessa. Sapere che indossa la qualità e non un tessuto scadente. Quindi attraverso tessuti bellissimi, morbidi e amabili, ama coccolarsi come tutte le donne del mondo, né più né meno. Il messaggio dell’Hijab non deve essere quello di castigare la donna con abiti che abbassano l’autostima e che la infastidiscono e la infagottano con tessuti duri e pesanti da portare. La donna musulmana deve riappropriarsi di una postura degna di qualsiasi donna; camminare eretta e sentirsi leggera; anche l’abito può aiutare molto.”

“E gli abiti da sera? Pantaloni per la sera non sono un gran azzardo?”

“Per la sera ho pensato a diverse possibilità, non solo la gonna ampia elegantissima, ma anche pantaloni palazzo straordinariamente ricchi e voluminosi. Vorrei vestire in primis la donna musulmana italiana, ma ovviamente tutte le donne del mondo anche non musulmane possono amare i miei vestiti, non pensi?”

“Certamente, anzi ce lo auguriamo tutti, ma raccontaci del posizionamento di questo brand.”

“Ovviamente vorrei offrire una vasta selezione di capi cercando di accontentare più donne possibili, ci sarà da stare molto attenti ai prezzi, ma scegliendo tessuti italiani è impossibile avere prezzi molto bassi. Anche la produzione sarà affidata ad una azienda torinese di qualità perciò il posizionamento sarà medio alto, con un’attenzione per il costo. Venderemo online e offline. Vorrei insegnare a tutte le donne musulmane che lo desiderano, che possono essere perfettamente coperte ma anche molto trendy ed eleganti e frequentare ogni ambiente occidentale senza sentirsi fuori luogo.”

Circa 2 anni fa verdejennah scrisse questo articolo, sembra che Hind ci abbia davvero ascoltato…

http://www.verdejennah.com/2015/09/18/vogliamo-le-maniche/

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