Blogger Sara Benedetti, determinata ‘PennaLibera’

-di Redazione –

Blogger oramai famosa nella comunità islamica italiana, la bella Sara con la coroncina sul velo, è il simbolo del pensiero espressivo italiano musulmano delle seconde generazioni. Invero seguita da tantissimi non musulmani, perché la sua ‘penna’ è davvero come il suo cuore.

Mamma italiana e papà marocchino, la blogger non sa scegliere tra una scarpa da ginnastica, magari tempestata di brillantini, ed una ciabatta tipica nordafricana. Divisa tra due continenti, Sara è ben consapevole del grande valore aggiunto che può fare la differenza, come ci spiega con parole schiette ed una grande responsabilità.

“Attingendo alle mie risorse ogni giorno mi riscopro attraverso la scrittura e allo stesso tempo scopro chi mi legge. Amo viaggiare, sarei capace di trascorrere la mia intera esistenza con in mano una valigia. E dopo tutto cos’è la vita se non uno straordinario viaggio? Amo stare intorno alle persone, conoscerle, imparare da loro tanto quanto ritrovarmi e passare del tempo con me stessa.”

  • “Come è nata l’idea di aprire un blog e chiamarlo PennaLibera?”

“PennaLibera è nata per permettermi di relazionarmi col mondo. A ridosso dei primi attentati terroristici in Europa, in un momento dove non mi sentivo rappresentata dai mass media e non sopportavo più determinate etichette ed insinuazioni, ho deciso di prendere la parola. E’ nata quando più ne avevo bisogno, per condividere i miei pensieri, per dare voce a certi esclusi, per raccontare storie di resistenza quotidiana. Siamo condizionati da quanto vediamo e sentiamo in televisione dimenticandoci di vivere questa realtà. Ci dimentichiamo di guardarla con i nostri occhi e ascoltandola con le nostre orecchie. ”

  • Cosa vuol dire essere una blogger musulmana italiana oggi?

“A PennaLibera devo molto. PennaLibera è fatta non soltanto dai miei articoli, ma soprattutto da tutti coloro che hanno creduto in lei, che la sostengono e la incoraggiano. In appena due anni oltre 19.000 persone la seguono. Adoro vedere gli incastri che si possono creare, il dialogo che nasce sotto ogni pezzo tra persone diversissime, di qualsiasi origine e fede, l’eterogeneità che la contraddistingue. Ma la soddisfazione più grande è ricevere messaggi di giovani e meno giovani che mi confessano di aver trovato in PennaLibera un’amica, di aver preso da lei coraggio e ispirazione, di aver allargato le proprie vedute e rivisto tanti stupidi preconcetti. Raddrizzare il tiro, ammettere i propri errori e cambiare le proprie idee non è segno di debolezza, bensì segno di intelligenza”

 

  • “Quali sono i tuoi ostacoli più difficili da superare?”

“Ogni giorno mi trovo di fronte ad ostacoli, più o meno grandi. Nella mia fede ritrovo la forza, perché so che qualsiasi sia la difficoltà Dio mi ha donato la perseveranza e la determinazione per affrontarle. Gli ostacoli in realtà mi stimolano: più vengo messa alle strette più ho notato che tiro fuori il meglio di me.”

  • Qual’è il tuo rapporto con il velo?

” Il hijab è ormai entrato a far parte della mia identità. E paradossalmente maggiore è l’odio verso questo simbolo più lo tengo stretto a me. Delle mie scelte non devo render conto a nessuno. Sono mie e ne sono gelosa, a maggior ragione quando sono così intime e quando hanno a che fare con la mia spiritualità. Il velo riguarda il mio rapporto con Dio, non con la gente. La gente deve rimanerne fuori, a meno che non sia io ad aprire loro la porta: ma chi tenta di sfondarla non è il benvenuto. Sarò sincera, non mi fa impazzire parlare di hijab. Sembra sia l’unico argomento che debba interessare una musulmana o che possa affrontare in un dibattito anche pubblico costruito a tavolino per screditarla. Non ci sto più, perché siamo tanto di più. Non siamo veli che camminano, siamo persone.”

  • “Ti sei sposata molto giovane, credi nel matrimonio tra due giovanissimi?”

“Non credo ci sia un’età giusta da consigliare per il matrimonio, tutto è relativo. Dipende da chi siamo, da quel che vogliamo e cerchiamo. Io ho trovato una persona che mi comprende, che vuole camminare al mio fianco, che non mi rallenta, né mi supera. Corriamo insieme.”

  • “Cosa pensi del Modest Fashion?”

“Non sono mai stata interessata alla moda. E’ sempre stato indifferente per me avere o meno un abbigliamento di marca, anzi, se devo essere sincera, mi diverto molto di più andando alla ricerca tra i mercatini. Ho il mio gusto, e in generale non è proprio da me seguire la massa, anche per questo penso di distinguermi nel mio modo di vestire. E mi piaccio, questo è ciò che davvero conta. E’ ovvio poi che mi faccia immensamente piacere che ci siano sempre più giovani emergenti nel settore del Modest Fashion, proponendo capi che possono essere benissimo indossati da qualsiasi donna ma che permettono in particolare alle musulmane di rimanere soddisfatte senza dover impazzire nella ricerca di indumenti che non siano trasparenti o che le costringano a trasformarsi in cipolle. ”

  • “Cosa consigli alle tue sorelle che desiderano indossare il velo, ma vivono in occidente e temono il giudizio e il biasimo?”

” Consiglio a queste giovani di seguire il proprio cuore e volersi bene. Consiglio loro di fare esattamente ciò che si sentono. Non si vive per accontentare gli altri e finché si reprimeranno non potranno mai essere felici e realizzate. Superata questa paura si renderanno conto che col velo o senza la gente comunque parla, ma scegliendo noi stesse tutto il resto apparirà più piccolo e gestibile”.

  • “Andresti a vivere in Marocco?”

“Crescendo mi sono resa conto di quanto il mio legame col Marocco sia indissolubile. Gli anni passano e il mio amore cresce. Se prima mi sentivo più affine all’Italia, adesso non posso dire lo stesso. Ogni giorno mi manca, e spesso valuto la possibilità di una importante esperienza di vita in quella che è l’altra mia casa, l’altra metà del mio cuore. Sono pronta a tutto e non mi precludo nulla. Chi vivrà vedrà. In shaa Allah.”

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