Da Napoli al Marocco, la studiosa Sofia Abad si racconta

-di Gaetano Gasparini

Sospesa, fra Occidente e Oriente, fra Napoli e il Marocco, la studiosa di lingue Sofia Abad si racconta a Verde Jennah

Sofia italiana di origine marocchine, è nata a Napoli 27 anni fa ed è cresciuta in un piccolo paese della provincia di Caserta. La sua è una felice storia di integrazione mediata anche dalla passione dei libri e dello studio.

Si laurea in Lingue e Culture orientali ed africane presso l’università L’Orientale di Napoli e nel 2014 vince un progetto europeo che le offre la possibilità di studiare e fare ricerca sul campo per un periodo di un anno a Fes, in Marocco, presso l’università Sidi Mohammed ben Abdellah. Oggi Sofia studia ancora. E’ laureanda di un corso magistrale in Scienze delle Lingue.

“Sin da piccola nutrivo un amore spassionato per le lingue e non solo, tutto ciò che è logica, cultura, antropologia mi appassionava”. Da piccola Sofia era una bambina vivace e curiosa:”Ricordo che mi facevo domande sul perché un oggetto si chiamasse in un determinato modo e da dove venisse quel termine: non sapevo ancora che queste due questioni si legano a discipline scientifiche come la linguistica e la filologia”.

La doppia identità linguistica, culturale in quanto italo-marocchina, ha favorito Sofia nell’avvicinarsi allo studio delle lingue: ”Ero assolutamente sicura che le lingue fossero un ponte culturale. Ho vissuto e studiato in una piccola cittadina al confine tra la Campania e il Lazio, e ho trascorso tutta la mia infanzia e l’adolescenza solo con italiani, non vi erano e non vi sono tutt’ora arabi né musulmani. Questo, in un certo modo, mi ha portato, con il tempo, a fare una netta divisione tra la mia identità italiana, quella che piaceva a tutti e l’identità marocchina, con una lingua diversa e usi e costumi esotici, quest’ultima la rilegavo solo alla sfera privata e familiare perché non veniva compresa dagli amici”. Sofia spiega che non ho avuto particolari problemi di integrazione “per il semplice fatto che sono sempre riuscita, in un certo senso, a mantenere in equilibrio questi due aspetti identitari ma non nego che, soprattutto nel periodo adolescenziale, è subentrata una crisi profonda dentro di me che mi ha portata successivamente ad avere una gran voglia di conoscere quella parte di me così lontana e poco conosciuta”. Così Sofia prende il Corano e lo legge: “Avevo una gran sete di conoscenza, ho iniziato a studiare l’Islam, la storia, la filosofia e ovviamente la lingua araba classica. Quando ho scoperto che a L’Orientale di Napoli vi erano tante materie interessanti ho capito che l’università per me era solo un pretesto per conoscere meglio chi sono io veramente ed è così che mi sono avventurata negli alti studi”.

Sofia si sente italiana a tutti gli effetti, ma “non posso dire di essere solo italiana perché effettivamente non è così”. Sofia ha cercato sempre di mantenere in equilibrio questi due aspetti che convivono dentro di lei: ”Nel mio linguaggio, nelle mie espressioni, nei miei modi di fare e pensare in modo molto pacifico. Quando ho deciso di andare a studiare un anno a Fes, mi ero messa in gioco; volevo capire quanto realmente fossi marocchina e se davvero riuscivo a “integrarmi” con la gente, con il sistema sociale, dato che il Marocco per me era solo una meta di vacanze, volevo conoscere il mio Paese di origine, vivendolo per le strade, nelle università, nelle grandi città, nei mercati, nelle tribù. Ho cercato di non soffermarmi solo sulle apparenze e mi sono addentrata in zone mai viste prima. Ho trascorso del tempo con una tribù berbera (nonostante io non sia berbera) del medio Atlante, chiamata Ayt Warayn ed ho condotto una ricerca sugli aspetti sociolinguistici del Marocco contemporaneo e sulla tradizione orale. Mi sedevo in cerchio con loro, mi facevo raccontare le storie e bevevo con loro il latte appena munto. Ho costruito con loro un forno con del fango, della paglia, insomma ho fatto cose molto insolite anche per il Marocco”.

I genitori di Sofia sono di Casablanca: “Ricordo le mie vacanze da bambina fatte di mare, sole, acqua park e uscite in famiglia, ricordo la grande moschea di Mohammed II, ricordo i viaggi con la macchina a Marrakesh, Jadida, Tetouan, Tangeri”. Un altro Marocco: ”Avevo ben capito che il mio Marocco non poteva essere solo divertimento e spiagge e quindi mi sono messa in gioco con uno zaino alle spalle girando il Marocco e collezionando racconti orali berberi altrimenti in via d’estinzione: il risultato è stato un successo!”. Questa viaggio studio ha aperto nuovi orizzonti alla giovane:” Ho capito tante cose di me, la prima è che non potrei mai vivere senza il Marocco così come senza la mia amata Italia, i miei studi mi portano costantemente a viaggiare alla scoperta di nuovi posti e questo mi rende ancora più felice perché se dobbiamo dirla tutta io mi sento cittadina del mondo. La mia personalità non conosce confini e sono sempre pronta a diventare spagnola quando sono in Spagna, francese quando sono in Francia, bulgara quando mi trovo in Bulgaria”.

La giovane ha sempre pensato che questa complessità culturale fosse un valore aggiunto: “Una vera fortuna perché uno può imparare tutte le lingue che vuole ma quella “sensibilità” e quel senso di appartenenza sono fondamentali per captare anche le più piccole sfumature di una lingua, o di una cultura. Vado orgogliosa delle mie origini, sono una ricchezza inestimabile. Penso con una punta di pena a coloro che non hanno sfruttato una simile opportunità per accrescere la loro conoscenza e che hanno deciso di respingere una delle due identità per dare spazio ad una sola!”.

Sofia aggiunge: ”Tante persone trovano che sia impossibile mantenere in equilibrio le due identità: quella italiana e quella di origine. Io non credo lo sia, anzi bisognerebbe lasciarsi andare un pochino e vivere la quotidianità in modo naturale e rendersi conto che persona si è. In realtà non bisogna farsi troppi calcoli ma seguire il proprio istinto. Sfido qualsiasi italo-marocchino a preferire lasagna, pasta o pizza e al contempo fare a meno del the alla menta o dei dolci marocchini!“.

Secondo Sofia il segreto sta proprio nell’essere noi stessi, senza forzarci per compiacere gli altri, ma fare ciò che più ci rappresenta e che più amiamo fare: “Per me la chiave che mi ha dato modo di accedere al benessere e all’equilibrio personale è stata sicuramente la fede, l’Islam. Grazie alla religione ho capito davvero chi sono: le due identità effettivamente mi limitavano e creavano una leggera scissione, i loro confini erano a me ben visibili, ma la religione ha fatto da ponte ed ha congiunto le due parti in modo armonioso. Io sono, in primis, un essere umano, una donna, una musulmana, una cittadina del mondo con radici ben salde, il mio destino è stato quello di nascere in Italia ma potevo nascere in un’altra parte del continente e sarebbe stato uguale.”

La giovane studiosa non ha mai rinunciato al suo velo e ci lascia parlando di moda: ”Cosa manca nel mio guardaroba per completare il mio abbigliamento modest? Sicuramente abiti casual, da donna intraprendente e professionale con pantaloni e tailleur modest coprenti ma allo stesso tempo fashion e alla moda”.

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